Incantamonte 2011 – Ultime 2 serate

Sabato 25 Giugno ore 21.00 Patrizia Laquidara in “Il canto dell’anguana”

http://www.patrizialaquidara.it/

Ospiti della serata :
LE DONETTE DEL MONTE, dirette da Claudia Agostinelli
LE CANTERINE DEL FEO.

Formazione del gruppo:
Patrizia Laquidara , voce,  helicon voice  e kaoss pad, recitazione
Maria ViCentini , Violino e viola
Thomas Sinigaglia fisarmonica e campioni, cori
Andrea Neresini,  chitarra  classica e acustica
Davide Garattoni, basso acustico, cori
Luca Nardon percussioni e oggetti, cori

Nelide Bandello batteria e percussioni , cori


Presentazione

Questo progetto di poesia, musica e canto nasce dal desiderio di Patrizia Laquidara di cantare e dar voce a una figura, quella dell’anguana, misteriosa e quasi dimenticata creatura femminile della tradizione popolare veneta presente anche in altre tradizioni, sia nordiche che mediterranee.
Il termine anguana pare possa derivare dal latino “aquanis” o da “anguis”ad evidenziare la relazione di questa figura mitologica con l’acqua e il serpente.
In effetti si tratta di una figura di donna-serpente il cui corpo unisce una parte superiore umana e una inferiore animalesca di serpente-draghessa. Da questa duplice natura terrestre e acquatica deriva anche il suo potere di metamorfosi e i suoi ambigui poteri che possono essere sia benefici (fertilità creatrice, madre di dinastie, allevatrice di bambini, aiutante degli uomini nei campi e delle donne nella filatura…) sia terrificanti, nel suo legame con il mondo degli inferi, mostrandocela anche quale rapitrice di bambini, turbatrice uomini stregati dal suo fascino. Entro queste coordinate essa si mostra quale figura liminare tra natura e cultura, tra animale e uomo, tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, portatrice di un sapere liquido, fluido, metamorfico.
Nelle tracce delle leggende dell’Altovicentino che le riguardano le anguane appaiono presso caverne, corsi d’acqua, pozzi e sorgenti (che grazie alla loro presenza acquistano poteri magici), nelle notti di luna piena mentre stendono il bucato e attirano con la loro bellezza e il loro canto l’attenzione di fortuiti viandanti destinati ad innamorarsi di una di loro, a delirare.
Infatti grazie alla loro bellezza e al loro canto esse producono negli uomini che le incontrano un potere di attrazione assoluto misto ad un’altrettanta forte paura e angoscia di morte. La relazione tra uomini e anguane puo’ talvolta spingersi fino al matrimonio ma tale unione é sempre vincolata al rispetto di un tabù che puntualmente viene infranto dall’uomo determinando conseguenze catastrofiche.
In questo lavoro si tenta di cogliere quei tratti assolutamente poetici che questa figura porta con sé: la bellezza indicibile che affascina e seduce anche e ancor più per la proibizione che essa stabilisce. In effetti il quesito arcaico e al contempo assolutamente attuale che la figura dell’anguana continua a porci é quello della inappropriabilità dell’oggetto d’amore che chiede al soggetto di rispettare il mistero del desiderio e la distanza su cui esso si regge per non cadere nell’amore solitario di Narciso o sotto lo sguardo mortificante della Medusa. Si tratta di quella distanza necessaria nella relazione con la bellezza e con l’amore da cui si origina il desiderio, la poesia, l’immaginazione e il canto. L’anguana offre consolazione, potenza, gloria a colui che la rispetta e che ne rispetta il segreto, a colui che non rompe l’incanto. Questo lavoro intende rimettere dunque al centro del nostro immaginario una figura che pur nella sua arcana lontananza ci sembra carica non solo di memoria ma anche di futuro. Sarà un viaggio linguistico dentro il dialetto dell’Altovicentino e un viaggio musicale che non lascia spazio a compiacimenti nostalgici, ma che, anzi vuole risuonare con esperienze musicali e vocali che abbracciano le culture popolari del mediterraneo incrociando le rotte erranti di Ulisse. Viaggio che accompagna la figura dell’anguana dalla nascita alla morte, dalla nascita dell’immagine, del desiderio, dell’eros, di cui l’anguana è simbolo, alla sua dissoluzione e alla sua estinzione.
Esso parte dalla consapevolezza che le tradizioni mitiche, linguistiche musicali chiedono nella loro essenza più intima di essere esposte al rischio del loro divenire, di rigiocarsi in una continua rete di aperture e contaminazioni piuttosto che chiudersi in se stesse.
Enio Sartori

 

Sabato 02 Luglio ore 21.00 Patricia Zanco in “A perdifiato, ritratto in piedi di Tina Merlin”

http://www.patriciazanco.it/home.htm

Ingresso unico 6 Euro.

Aperte le prenotazioni online sul sito www.incantamonte.it

Regia di Daniela Mattiuzzi
Drammaturgia di Luca Scarlini e Daniela Mattiuzzi
Video-animazione di Carloni e Franceschetti
Tecniche DedaloFurioso

 

 

Tina Merlin e un nome ormai noto nella cronaca italiana post-bellica di cui e stata cronista e storica appassionata.
A PERDIFIATO ripropone, in un varietà di forme e stili, il suo percorso biografico: dall’infanzia sulle montagne
del Bellunese alla Resistenza, fino all’impegno nella società e nel giornalismo, che la vide a lungo attiva sulle pagine de L’Unità.
La narrazione viene affrontata lavorando in primo luogo sulla ricerca del vero fil rouge del personaggio: un amore forte e razionale a un tempo per la natura, nato dai ritmi biologici della vita contadina, che rimane sempre il pensiero dominante – come emerge dai numerosi articoli sul paesaggio veneto, stravolto dall’industrializzazione selvaggia degli Anni ’50 e ’60.
Tre ante, allora, per altrettante immagini di un trittico. Nella prima, Tina Merlin si racconta alla madre, in una narrazione che rievoca il passato, fino allo scoppio della guerra e alla presa di coscienza politica con la scelta partigiana.
La sezione centrale cambia completamente stile. Una perdita d’equilibrio del discorso, un corpo a corpo poetico con il video: allusione allo spazio ipnotico e senza tempo dell’inconscio; immagini che contengono tutto il dolore e lo spavento di questo mondo.
II terzo episodio si apre sulla figura di Tina Merlin giornalista,la sua precisa volontà di dire quello che la gente – nell’Italia ridente del boom economico – preferisce forse ignorare, per poi fronteggiare le tragedie con lo sgomento dell’uditore cieco davanti alla morte annunciata.